Quando si parla di chitarra classica nel Novecento, il nome di Andrés Segovia emerge subito perché la sua storia unisce talento, disciplina e una precisa idea dello strumento. In questo articolo ripercorro la sua biografia, spiego come abbia portato la chitarra nelle grandi sale da concerto e analizzo gli strumenti, le corde, la tecnica e il repertorio che hanno costruito la sua eredità.
La sua eredità ha cambiato per sempre la chitarra classica
- Andrés Segovia nacque a Linares nel 1893 e si formò in gran parte da autodidatta.
- Trasformò la chitarra da strumento popolare in strumento solista da concerto.
- Collaborò indirettamente con liutai e compositori per ottenere più volume, colore e repertorio.
- La sua tecnica valorizzava precisione, profondità del suono e controllo della mano destra.
- La sua influenza arrivò anche in Italia, soprattutto attraverso l’Accademia Chigiana di Siena.
Chi era Andrés Segovia e perché resta una figura decisiva
Andrés Segovia nacque a Linares, in Andalusia, nel 1893, e morì a Madrid nel 1987. Da giovane si avvicinò alla chitarra senza poter contare su un percorso didattico stabile: studiò da autodidatta, ascoltò altri musicisti e costruì gradualmente una tecnica personale.
Il suo primo recital pubblico risale agli anni 1909-1910, quando era ancora molto giovane. Non si limitò a suonare il repertorio disponibile, che all’epoca era più povero rispetto a quello del pianoforte o del violino. Segovia capì che la chitarra avrebbe avuto bisogno di nuova musica, di strumenti più affidabili e di un pubblico disposto ad ascoltarla con la stessa attenzione riservata agli altri strumenti classici.
Treccani lo descrive come uno dei principali protagonisti della rinascita novecentesca della chitarra classica. La definizione è convincente, ma secondo me non racconta tutto: Segovia fu anche un promotore culturale, un insegnante esigente e un interprete capace di imporre un nuovo standard sonoro.
Come portò la chitarra nelle grandi sale da concerto
La difficoltà principale era fisica. Una chitarra acustica produce un suono ricco di sfumature, ma ha un volume limitato rispetto a un pianoforte o a un’orchestra. Per questo, suonare davanti a centinaia o migliaia di persone richiedeva un controllo raffinato dell’attacco, della dinamica e della proiezione.
Segovia lavorò su una chitarra capace di parlare anche a distanza. La sua ricerca non puntava soltanto alla potenza, perché un suono forte ma povero di colori sarebbe stato inutile. Il suo obiettivo era una voce lontana, nitida e modulata, capace di distinguere una linea melodica dall’accompagnamento.
Questa trasformazione ebbe conseguenze importanti. I liutai iniziarono a studiare forme, tavole armoniche, essenze del legno e proporzioni più adatte al concertismo. I compositori, invece, furono incoraggiati a scrivere opere originali per chitarra, ampliando un repertorio che fino ad allora era rimasto relativamente ristretto.
Il risultato non fu immediato né privo di compromessi. La chitarra rimase uno strumento delicato, sensibile all’acustica della sala e meno potente di molti strumenti orchestrali. Segovia riuscì però a dimostrare che il limite del volume poteva essere compensato da articolazione, colore e intensità espressiva.

Le chitarre e le corde che hanno definito il suo suono
Parlare di Segovia significa parlare anche di liuteria. Tra gli strumenti più associati alla sua carriera figurano le chitarre costruite da Santos Hernández e quelle realizzate da Hermann Hauser, liutaio tedesco che sviluppò strumenti destinati a diventare fondamentali nella maturità artistica del musicista.
| Elemento | Funzione nel suono | Cosa insegna oggi |
|---|---|---|
| Liuteria | Equilibrio tra volume, sustain e risposta | Il prezzo da solo non garantisce uno strumento adatto |
| Tavola armonica | Determina gran parte della proiezione sonora | La sensibilità al tocco conta quanto la potenza |
| Corde | Influenzano attacco, brillantezza e comfort | La scelta va adattata alla chitarra e alla mano |
| Assetto | Incide su intonazione e facilità esecutiva | Una buona regolazione può migliorare molto uno strumento medio |
Nel dopoguerra Segovia contribuì anche alla diffusione delle corde in nylon, più stabili e pratiche delle vecchie corde in budello. Non fu una semplice sostituzione di materiale: cambiò il rapporto tra chitarrista e strumento, offrendo maggiore uniformità e una risposta più prevedibile.
Chi oggi cerca una chitarra “alla Segovia” commette spesso un errore. Non esiste un unico modello capace di riprodurre automaticamente quel risultato. La qualità nasce dall’incontro tra strumento, corde, regolazione, tecnica e ambiente acustico. Per un principiante è generalmente più utile scegliere una chitarra equilibrata e comoda, con un budget indicativo tra 300 e 800 euro, invece di inseguire subito strumenti storici o da liuteria costosi.
La tecnica di Segovia tra precisione e libertà espressiva
Il suo modo di suonare si riconosce dalla chiarezza delle voci e dalla cura dell’attacco. La mano destra non produceva soltanto note, ma una vera tavolozza di timbri. La posizione delle dita, l’angolo di contatto con la corda e l’alternanza tra polpastrello e unghia permettevano di ottenere suoni più morbidi, brillanti o incisivi.
La tirando, cioè la tecnica in cui il dito pizzica la corda senza appoggiarsi a quella successiva, favorisce un suono libero e risonante. La apoyando, o pizzicato appoggiato, produce invece un attacco più pieno e diretto. Segovia non le trattava come formule rigide: le usava in funzione della frase musicale.
Un altro tratto importante era il controllo del legato, ottenuto anche con la mano sinistra attraverso hammer-on e pull-off. Questi termini indicano rispettivamente il suono prodotto premendo una nota senza pizzicarla e quello ottenuto rilasciando il dito dalla tastiera. Il loro uso rende la linea melodica più fluida.
A mio avviso, il punto più attuale del suo insegnamento non è imitare ogni dettaglio della sua postura. È capire che la tecnica deve servire una scelta musicale. Chi studia chitarra classica dovrebbe chiedersi prima quale voce vuole mettere in primo piano, e solo dopo scegliere diteggiatura, dinamica e tipo di attacco.
Il repertorio costruito con Bach, Albéniz e i compositori del Novecento
Segovia ampliò il repertorio in due direzioni. Da una parte trascrisse musiche nate per altri strumenti, soprattutto pagine di Johann Sebastian Bach. Dall’altra convinse compositori contemporanei a scrivere opere originali per chitarra.
Le sue interpretazioni della Chaconne dalla Partita n. 2 per violino solo di Bach mostrano bene il suo progetto artistico. La trascrizione non è una copia neutrale: richiede di distribuire polifonia, bassi e linee melodiche su uno strumento con risorse diverse dal violino. Il risultato può essere discusso sul piano filologico, ma ha avuto un’enorme importanza nella percezione della chitarra come strumento capace di sostenere una scrittura complessa.
Nel repertorio spagnolo, composizioni di Isaac Albéniz come Asturias sono diventate parte dell’immaginario chitarristico anche grazie alle trascrizioni e alle esecuzioni di grandi interpreti. Accanto a loro si trovano autori come Manuel de Falla e Joaquín Turina, mentre nel Novecento europeo e americano spiccano Mario Castelnuovo-Tedesco, Manuel Ponce e Heitor Villa-Lobos.
Il legame con l’Italia fu particolarmente significativo. Segovia frequentò e animò ambienti didattici come l’Accademia Chigiana di Siena, contribuendo alla formazione di interpreti che avrebbero diffuso la scuola della chitarra classica nel nostro Paese. La sua influenza passò quindi non solo dai concerti, ma anche dalle masterclass e dal rapporto diretto con gli allievi.
Come ascoltare oggi il chitarrista spagnolo senza fermarsi al mito
Per avvicinarsi alle sue registrazioni suggerisco di non partire dalla ricerca della perfezione tecnica secondo i criteri attuali. Le incisioni storiche possono avere un suono meno definito rispetto alle produzioni moderne, ma restituiscono con grande immediatezza fraseggio, rubato e personalità.
- Comincia da una trascrizione di Bach per cogliere il suo senso della polifonia.
- Ascolta poi Albéniz o un autore spagnolo per percepire il rapporto tra ritmo, colore e identità iberica.
- Passa a un concerto o a una sonata novecentesca per capire come la sua figura abbia stimolato nuovi compositori.
- Confronta una sua registrazione con quella di un interprete contemporaneo, senza cercare un vincitore.
Il confronto è utile perché mostra sia la forza sia i limiti del suo modello. Segovia ha dato alla chitarra una dignità concertistica enorme, ma la sua estetica non esaurisce tutte le possibilità dello strumento. Oggi convivono approcci storicamente informati, tecniche più agili, repertori latinoamericani e interpretazioni meno legate alla tradizione segoviana.
La lezione più concreta lasciata da Andrés Segovia
La grandezza di questo musicista non dipende soltanto dal numero di concerti o dalla fama. Segovia comprese che uno strumento musicale cresce quando cambiano insieme la tecnica, la costruzione, il repertorio e l’ascolto del pubblico.
Per chi studia o semplicemente ama la chitarra classica, la sua storia offre un criterio ancora valido: non basta possedere un buon strumento. Servono ascolto, pazienza e una ricerca personale del suono. È questa, più ancora del mito, l’eredità che continua a rendere Segovia un punto di riferimento.
