Quando si osserva una chitarra moderna, è facile pensare che abbia sempre avuto sei corde, una cassa ampia e la forma che conosciamo oggi. In realtà, la sua evoluzione attraversa corti rinascimentali, botteghe spagnole, tradizioni latinoamericane e innovazioni elettriche: ricostruirne il percorso aiuta a capire perché questo strumento sia diventato così versatile.
Le tappe che spiegano la nascita della chitarra moderna
- Non esiste un unico inventore: la chitarra deriva dall’incontro fra diverse famiglie di strumenti a corde.
- La vihuela fu decisiva nel Rinascimento, soprattutto nella tradizione musicale spagnola.
- Tra Settecento e Ottocento comparvero la sesta corda singola e proporzioni più vicine a quelle attuali.
- Antonio de Torres definì intorno al 1850 il modello di riferimento per la chitarra classica.
- In America Latina lo strumento si trasformò in forme locali come charango, cuatro, tres e tiple.
- Nel Novecento l’amplificazione portò alla nascita di nuovi linguaggi musicali, dal jazz al rock.

Dalle corde antiche alla vihuela
La storia della chitarra non comincia con un modello preciso comparso in una data precisa. Le sue origini si trovano in una lunga famiglia di strumenti a corde pizzicate, diffusi nel Mediterraneo e in Europa, tra cui liuti, cetre, gittern e strumenti di forma simile alla chitarra.
Il liuto arabo, conosciuto come oud, ebbe un ruolo importante nella cultura musicale europea medievale, ma non va considerato semplicemente come la prima chitarra. Aveva una cassa bombata, una struttura diversa e una tecnica propria. La somiglianza riguarda soprattutto l’idea di uno strumento a corde pizzicate con manico e cassa armonica.
Nel Medioevo convivevano strumenti differenti, spesso indicati con nomi non sempre usati in modo uniforme. La cosiddetta chitarra moresca aveva legami con la tradizione araba, mentre la chitarra latina presentava una cassa più vicina alla forma che sarebbe diventata familiare in Europa. Questa varietà spiega perché sia rischioso raccontare l’evoluzione dello strumento come una linea perfettamente ordinata.
Il passaggio dal plettro alle dita
Un cambiamento decisivo riguardò il modo di suonare. Il passaggio graduale dal plettro al pizzicato con le dita permise di distinguere meglio le singole note e di eseguire accordi e linee melodiche insieme. La nuova tecnica si adattava bene alla musica polifonica, nella quale più voci devono essere percepite contemporaneamente.
Questa trasformazione ebbe conseguenze anche sulla costruzione. Una cassa assemblata con parti separate offriva maggiore elasticità rispetto a un corpo ricavato da un unico blocco di legno, favorendo una risonanza più controllata. Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma collega proprio questi cambiamenti allo sviluppo degli strumenti a corde pizzicate europei.
La svolta rinascimentale e la chitarra a cinque ordini
Nel Cinquecento la protagonista della musica colta spagnola fu la vihuela de mano, uno strumento dal fondo piatto, con forma simile a quella della chitarra moderna ma generalmente più elegante e adatta agli ambienti aristocratici. Aveva corde organizzate in ordini, cioè gruppi di corde doppie accordate insieme, anche se alcune configurazioni potevano prevedere corde singole.
La vihuela accompagnava voce e poesia, ma sviluppò anche un repertorio autonomo di grande raffinatezza. Compositori come Luis Milán, Luis de Narváez e Alonso Mudarra scrissero intavolature che mostrano quanto lo strumento fosse capace di sostenere melodie, accordi e contrappunto.
Accanto alla vihuela esisteva una chitarra rinascimentale più piccola, spesso dotata di quattro ordini. La differenza non era soltanto estetica. La vihuela era associata a un repertorio più elaborato, mentre la chitarra aveva un uso più diretto, ritmico e popolare. Proprio questa duttilità le avrebbe permesso di conquistare un pubblico sempre più ampio.
Dalla chitarra rinascimentale a quella barocca
Tra la fine del Cinquecento e il Seicento la chitarra barocca a cinque ordini si diffuse in Italia, Spagna e Francia. La cassa era più piccola rispetto a quella moderna e spesso decorata con grande cura, ma lo strumento offriva già due modalità espressive fondamentali: il rasgueado, basato su energiche pennate ritmiche, e il pizzicato melodico.
La chitarra barocca ebbe successo perché poteva accompagnare il canto, sostenere la danza e funzionare anche come strumento solista. Il suo carattere era meno elitario rispetto a quello del liuto o della vihuela. Per me, questo è uno dei passaggi più importanti dell’intera vicenda: la chitarra non vinse soltanto grazie alla forma, ma perché si adattava bene a contesti musicali molto diversi.
| Periodo | Strumento prevalente | Cambiamento principale |
|---|---|---|
| Medioevo | Liuti, cetre e chitarre antiche | Sperimentazione di forme, materiali e tecniche di pizzicato |
| XV e XVI secolo | Vihuela e chitarra rinascimentale | Sviluppo del repertorio scritto e della polifonia |
| XVII e XVIII secolo | Chitarra barocca | Diffusione del rasgueado e dei cinque ordini |
| Fine XVIII secolo | Chitarra a corde singole | Adozione progressiva della sesta corda e dell’accordatura moderna |
Come nacque il modello moderno nell’Ottocento
La svolta arrivò tra la seconda metà del Settecento e l’Ottocento. I cinque ordini doppi lasciarono gradualmente spazio a sei corde singole, una configurazione più adatta alla chiarezza melodica e alla nuova sensibilità musicale. La cassa aumentò di dimensioni, il manico si allungò e la costruzione diventò più precisa.
Non fu una semplice modifica tecnica. Il nuovo strumento doveva riempire sale più grandi, dialogare con pianoforte e archi e sostenere repertori virtuosistici. Autori come Fernando Sor, Mauro Giuliani e Dionisio Aguado contribuirono a trasformare la chitarra in uno strumento da concerto, non più soltanto in un accompagnamento per il canto.
Antonio de Torres e la cassa armonica
Il nome più importante è quello del liutaio spagnolo Antonio de Torres Jurado, attivo nell’Ottocento. Intorno al 1850 sviluppò proporzioni della cassa, spessori della tavola armonica e sistemi di incatenatura che aumentarono volume, equilibrio e profondità del suono.
L’incatenatura a ventaglio, cioè l’insieme delle sottili barre di legno collocate sotto la tavola armonica, distribuiva meglio le vibrazioni. Torres sperimentò anche materiali e forme insolite, segno di una ricerca concreta e non legata a un’unica ricetta. Il Museo del Violino di Cremona descrive il suo lavoro come un passaggio dai cinque ordini della tradizione alle sei corde singole della chitarra moderna.
Il modello di Torres non risolse ogni problema e non fu l’unico percorso possibile. Tuttavia, stabilì un equilibrio ancora riconoscibile nella chitarra classica contemporanea: cassa ampia, corde in nylon o materiali affini, tavola armonica sensibile e una risposta sonora pensata per il repertorio solistico.
Dalla Spagna all’America Latina, una famiglia di strumenti
La diffusione europea oltre l’Atlantico trasformò profondamente la famiglia della chitarra. Durante il periodo coloniale, vihuela e chitarre arrivarono in America e furono reinterpretate da comunità indigene, africane, europee e meticce. Il risultato non fu una copia locale dello strumento europeo, ma una serie di nuove identità musicali.
Il charango, diffuso soprattutto nell’area andina, è spesso collegato alla vihuela de mano. La sua scala corta e il registro acuto lo rendono efficace nelle melodie veloci e negli accompagnamenti ritmici. Oggi il corpo viene generalmente costruito in legno, mentre l’uso della corazza di armadillo appartiene soprattutto alla storia dello strumento e pone problemi legati alla tutela della fauna.
In altri territori nacquero strumenti come il cuatro venezuelano, il tres cubano, il tiple colombiano e la jarana messicana. Cambiano il numero di corde, l’accordatura, la forma della cassa e la tecnica esecutiva, ma tutti mostrano la stessa capacità di adattamento a danze, canti e repertori locali.
La chitarra flamenca seguì un percorso parallelo in Andalusia. La cassa più leggera, l’azione delle corde spesso più bassa e il carattere percussivo del tocco favoriscono il rasgueado, il golpe e le falsetas, brevi passaggi melodici che distinguono l’esecuzione flamenca. Qui la costruzione è inseparabile dalla tecnica: un suono più secco e immediato serve una funzione musicale precisa.
È proprio questo intreccio fra strumento e cultura che rende l’America Latina così importante per capire l’evoluzione della chitarra. Dal punto di vista organologico, le varianti possono sembrare parenti strette; nell’uso reale, però, ciascuna ha sviluppato un linguaggio musicale autonomo.
Quando il volume cambiò tutto, dall’acustica all’elettrica
Nel Novecento la chitarra dovette affrontare un nuovo limite: suonare abbastanza forte per competere con orchestre, radio, sale da ballo e sistemi di registrazione. Le casse aumentarono di volume, comparvero modelli con corde d’acciaio e si sperimentarono risonatori metallici, ma la soluzione più radicale fu l’amplificazione elettrica.
Negli anni Venti e Trenta, musicisti e costruttori iniziarono a utilizzare pickup magnetici, dispositivi che trasformano la vibrazione delle corde in un segnale elettrico. Lo Smithsonian ricorda il ruolo del modello Rickenbacker Frying Pan, brevettato da George Beauchamp nel 1934 e riconosciuto nel 1937, nella diffusione delle prime chitarre elettriche commerciali.
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Acustica, classica ed elettrica non sono la stessa cosa
| Tipo | Materiale delle corde | Uso più comune | Carattere sonoro |
|---|---|---|---|
| Classica | Nylon | Repertorio solistico, musica da camera, flamenco | Morbido, caldo, ricco di sfumature |
| Acustica | Acciaio | Folk, pop, country, cantautorato | Brillante, forte, con maggiore proiezione |
| Elettrica | Acciaio | Rock, blues, jazz, funk, metal | Dipendente da pickup, amplificatore ed effetti |
La chitarra elettrica non è semplicemente una versione più potente dell’acustica. Pickup, amplificatore, distorsione e controllo del feedback hanno creato un nuovo vocabolario timbrico. Il corpo pieno ha ridotto alcune risonanze indesiderate, mentre effetti e amplificatori hanno trasformato il suono in una parte attiva della composizione.
Per questo il rock, il blues e molte forme di musica popolare del secondo Novecento non avrebbero avuto la stessa fisionomia senza la chitarra elettrica. La sua evoluzione dimostra una regola che ritorna in ogni epoca: quando cambiano gli spazi, la tecnologia e il pubblico, cambia anche lo strumento.
Ciò che la lunga evoluzione insegna a chi suona oggi
Capire questo percorso aiuta anche a scegliere meglio una chitarra. Una classica a corde di nylon non è una versione economica di un modello acustico in acciaio, così come una flamenca non è soltanto una classica con un’estetica diversa. Ogni costruzione nasce per rispondere a una tecnica e a un repertorio specifici.
Il dato più interessante è che la chitarra non ha conservato una sola identità. È diventata strumento da concerto, accompagnamento popolare, voce della musica latinoamericana e macchina sonora elettrica. A mio giudizio, la sua forza sta proprio qui: non ha smesso di cambiare, ma ogni nuova forma ha mantenuto il gesto essenziale del pizzicare una corda per trasformare una vibrazione in musica.
Quando si ascolta una chitarra classica, un charango andino o una Fender elettrica, quindi, non si ascoltano soltanto strumenti diversi. Si ascoltano secoli di scambi culturali, invenzioni artigianali e adattamenti musicali che continuano ancora oggi.
