La storia della chitarra classica è un viaggio attraverso liuti, vihuele, strumenti barocchi e innovazioni della liuteria spagnola. Ricostruirla aiuta a capire perché oggi questo cordofono abbia una forma, un timbro e una tecnica così riconoscibili, ma anche perché sia diventato centrale nella musica latinoamericana.
Come si è formata la chitarra che conosciamo oggi
- Origini antiche: la chitarra appartiene alla lunga famiglia degli strumenti a corde pizzicate.
- Rinascimento: la vihuela spagnola sviluppa una forma molto vicina a quella moderna.
- Età barocca: la chitarra a cinque cori conquista corti e musicisti europei.
- Ottocento: le sei corde singole e le nuove proporzioni preparano il modello contemporaneo.
- Antonio de Torres: nel XIX secolo definisce l’architettura della chitarra classica moderna.
- Novecento: Tárrega, Segovia e i compositori latinoamericani trasformano lo strumento in una voce da concerto.

Le origini tra liuti, cetre e strumenti medievali
Non esiste un unico antenato da indicare come “prima chitarra”. Le sue radici appartengono a una famiglia molto ampia di strumenti con cassa armonica, manico e corde pizzicate, diffusi nel Mediterraneo, nel Vicino Oriente e in Europa.
Il nome è stato collegato alla greca kithára, anche se la cetra antica aveva una struttura diversa da quella moderna. La somiglianza riguarda soprattutto la tradizione linguistica e l’idea generale di uno strumento a corde, non una discendenza diretta e dimostrata. Su questo punto preferisco essere prudente: la storia organologica è fatta di influenze e trasformazioni, non di una linea perfettamente rettilinea.
Nel Medioevo compaiono strumenti come la guitarra latina, la guitarra morisca e la guiterne, con forme, numero di corde e tecniche differenti. Erano utilizzati per accompagnare il canto, nelle feste e negli ambienti cortesi. La loro importanza sta nell’aver avvicinato la forma del liuto a una cassa più piatta e allungata, una soluzione che avrebbe avuto grande fortuna nella penisola iberica.
La vihuela e la nascita della tradizione iberica
Tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, in Spagna si afferma la vihuela de mano. Aveva una cassa con sagoma simile a quella della chitarra, corde generalmente organizzate in sei cori e un repertorio colto destinato all’esecuzione con le dita.
La vihuela non era semplicemente una chitarra antica. L’accordatura era legata alla tradizione del liuto rinascimentale e molti cori erano doppi, cioè formati da due corde accordate insieme. Questo produceva un suono ricco e brillante, ma richiedeva una tecnica diversa da quella usata oggi sulla chitarra a sei corde singole.
Il suo repertorio comprende opere di Luis de Milán, Luys de Narváez e Alonso Mudarra. Questi autori dimostrano che lo strumento poteva sostenere musica complessa, con polifonia, variazioni e passaggi virtuosistici. Io considero questa fase decisiva perché mostra il passaggio dalla semplice funzione di accompagnamento a una vera identità artistica.
Vihuela e chitarra rinascimentale convissero per un periodo, soprattutto in Spagna e Portogallo. Non è corretto immaginare che una abbia sostituito l’altra in modo improvviso: caratteristiche costruttive, accordature e repertori si influenzarono gradualmente.
Dalla chitarra barocca alle sei corde singole
Tra la fine del Cinquecento e il Settecento si diffonde la chitarra barocca, spesso costruita con cinque cori di corde di budello. Quattro cori erano normalmente doppi, mentre il più acuto poteva essere singolo. Il manico aveva tasti mobili legati con corda, una soluzione pratica ma diversa dai tasti fissi moderni.
La chitarra barocca diventa popolare in Spagna, Italia e Francia. Musicisti come Francesco Corbetta, Gaspar Sanz e Robert de Visée scrivono trattati e composizioni che sviluppano accordi, rasgueado e tecniche di accompagnamento. Il rasgueado è un modo di colpire le corde con le dita per creare un effetto ritmico pieno, ancora riconoscibile in molte tradizioni iberiche e latinoamericane.
Nel corso del Settecento il gusto musicale cambia. L’orchestra e il pianoforte occupano spazi sempre più importanti, mentre la chitarra attraversa una fase di minore prestigio nei grandi circuiti concertistici. Non scompare, però: resta uno strumento domestico, popolare e adatto alla musica da camera.
Tra la fine del XVIII secolo e l’inizio dell’Ottocento prende forma la transizione verso sei corde singole. La nuova configurazione facilita l’intonazione, rende più chiara la linea melodica e permette di sviluppare una tecnica più vicina a quella odierna. Compositori come Fernando Sor, Mauro Giuliani e Dionisio Aguado contribuiscono a costruire il repertorio moderno.
| Periodo | Strumento prevalente | Elemento distintivo |
|---|---|---|
| XV-XVI secolo | Vihuela | Cassa piatta, cori doppi e repertorio rinascimentale |
| XVII-XVIII secolo | Chitarra barocca | Cinque cori, budello e forte uso ritmico |
| Fine XVIII-XIX secolo | Chitarra romantica | Sei corde singole e cassa più ampia |
| Seconda metà XIX secolo | Modello Torres | Forma, proporzioni e risposta acustica moderne |
Antonio de Torres e la definizione del modello moderno
Il vero punto di svolta arriva nell’Ottocento con il liutaio spagnolo Antonio de Torres Jurado, vissuto tra il 1817 e il 1892. Torres non inventa da solo la chitarra, ma riunisce e perfeziona soluzioni che altri costruttori avevano sperimentato in precedenza.
Aumenta le dimensioni della cassa, lavora sulla sottigliezza della tavola armonica e sviluppa la catena a ventaglio, cioè l’insieme di listelli interni che distribuisce le vibrazioni sotto la tavola. Il risultato è uno strumento più sonoro, equilibrato e capace di sostenere una sala da concerto.
Torres porta anche la lunghezza vibrante delle corde verso una misura vicina ai 65 centimetri, oggi comune nella chitarra classica. La tavola armonica diventa il centro acustico dello strumento, mentre fondo e fasce contribuiscono soprattutto alla stabilità e alla risposta del corpo.
Un episodio famoso riguarda una chitarra costruita nel 1862 con fondo e fasce in cartapesta. L’esperimento serviva a dimostrare quanto il suono dipendesse dalla tavola armonica. Per me è una lezione ancora attuale: il prezzo dei legni esotici non garantisce da solo una buona chitarra, perché contano progettazione, spessori, incollaggi e lavoro del liutaio.
Dal repertorio romantico alla grande scuola del Novecento
La costruzione dello strumento non basta a creare una tradizione concertistica. Servono interpreti, compositori e un metodo tecnico condiviso. In questo passaggio Francisco Tárrega ha un ruolo fondamentale: sviluppa un modo di suonare basato sul controllo delle unghie, sulla qualità del tocco e sull’adattamento del repertorio pianistico alla tastiera della chitarra.
All’inizio del Novecento, Andrés Segovia porta la chitarra classica nei grandi teatri internazionali. La sua attività convince compositori affermati a scrivere per lo strumento e contribuisce a separare la chitarra da un’immagine limitata alla musica popolare o all’accompagnamento del canto.
La letteratura si amplia con Heitor Villa-Lobos, Manuel Ponce, Mario Castelnuovo-Tedesco e Joaquín Rodrigo. Gli Études di Villa-Lobos, per esempio, sono diventati un passaggio quasi obbligato per chi studia seriamente, perché uniscono tecnica, musicalità e carattere brasiliano.
La relazione con l’America Latina è particolarmente importante. In Paraguay, Brasile, Messico, Argentina e Venezuela la chitarra dialoga con danze, ritmi locali e forme popolari. Agustín Barrios Mangoré, Villa-Lobos e Ponce mostrano che lo strumento può mantenere una tecnica colta senza perdere il legame con la cultura orale e con il ritmo.
Che cosa distingue oggi una chitarra classica
La chitarra classica moderna usa normalmente sei corde in nylon o materiali compositi, una tastiera più larga rispetto a molte chitarre acustiche e una cassa progettata per amplificare il suono senza elettronica. Le corde acute sono in nylon, mentre le basse hanno un’anima sintetica avvolta da metallo.
La tastiera più ampia offre spazio per la polifonia, cioè la possibilità di suonare contemporaneamente melodia, basso e accompagnamento. Per questo la mano destra lavora con dita diverse, mentre il plettro non è indispensabile nella tecnica tradizionale.
- Chitarra classica: corde morbide, suono caldo e tastiera ampia.
- Chitarra folk: corde metalliche, maggiore brillantezza e più volume.
- Chitarra flamenca: risposta rapida, attacco secco e costruzione orientata al ritmo.
- Chitarra elettrica: corpo e pickup progettati per l’amplificazione e la trasformazione del segnale.
Queste categorie non sono gabbie assolute. Una chitarra classica può entrare nella musica popolare, nel jazz o nella musica latinoamericana, mentre una chitarra flamenca può affrontare repertori molto raffinati. La differenza più concreta resta il rapporto tra materiali, tecnica e obiettivo sonoro.
Perché conoscere questa evoluzione aiuta chi suona
Capire da dove arriva lo strumento cambia il modo di ascoltarlo e di studiarlo. La vihuela insegna l’importanza della polifonia, la chitarra barocca ricorda il valore del ritmo e il modello Torres spiega perché la tavola armonica richieda tanta cura.
Chi comincia spesso sceglie una chitarra solo in base al prezzo o all’aspetto esteriore. Io guarderei prima a comodità del manico, altezza delle corde e stabilità dell’intonazione. Una buona chitarra da studio non deve essere costosa come uno strumento da concerto, ma deve permettere di premere le corde senza dolore e di ascoltare chiaramente ogni nota.
La tradizione storica suggerisce anche un approccio equilibrato allo studio. Non serve inseguire subito il virtuosismo: conviene costruire un suono pulito, imparare a controllare il ritmo e capire come una melodia emerge dall’accompagnamento. È questa combinazione, più della velocità, a rendere riconoscibile la voce della chitarra classica.
Dalla bottega spagnola alle voci dell’America Latina
L’evoluzione non si è fermata al modello ottocentesco. Liutai contemporanei continuano a sperimentare con forme della cassa, materiali, sistemi di amplificazione e strutture interne, cercando un equilibrio tra volume, proiezione e colore del suono.
Allo stesso tempo, repertori latinoamericani, flamenco e musica popolare hanno mantenuto lo strumento vicino alla vita quotidiana. Questa è forse la sua caratteristica più interessante: la chitarra classica può appartenere alla sala da concerto e, nello stesso tempo, a una casa, a una piazza o a una festa tradizionale.
Quando si osserva il percorso dalla vihuela a Torres e da Tárrega alla musica contemporanea, emerge un’idea semplice. La chitarra non è arrivata alla forma attuale grazie a una sola invenzione, ma attraverso secoli di adattamenti, ascolto e confronto tra culture. È proprio questa storia stratificata a darle un’identità così riconoscibile e ancora viva.
