Le chiavi per orientarsi tra i nomi che contano oggi
- La scena attuale è frammentata: tecnica, suono, scrittura e presenza scenica pesano in modo diverso da artista ad artista.
- I riferimenti più utili non stanno tutti nello stesso genere: prog, funk, rock moderno, jazz e fingerstyle raccontano pezzi diversi del quadro.
- Se vuoi partire dalla tecnica, i nomi più forti sono Tim Henson, Tosin Abasi e Matteo Mancuso.
- Se cerchi fraseggio, dinamica e senso della canzone, ascolta Mateus Asato, Cory Wong e John Mayer.
- Per rock, metal e ricerca, Sophie Lloyd, Nita Strauss, Julian Lage, Yvette Young e Paolo Angeli coprono territori molto diversi ma complementari.
- Il nome italiano più inevitabile resta Matteo Mancuso, ma la scena non si esaurisce lì.
Perché oggi un chitarrista famoso non coincide più con il virtuoso più rumoroso
Oggi la fama nella chitarra nasce da una combinazione più ampia di elementi. Conta la tecnica, certo, ma contano anche il modo in cui un musicista scrive, si presenta, suona con una band, costruisce un suono riconoscibile e sa parlare a chi ascolta fuori dalla cerchia dei soli chitarristi.
Io distinguo subito tra chi impressiona e chi resta davvero. Il primo gruppo lascia video spettacolari; il secondo lascia un linguaggio. Ed è qui che si capisce perché alcuni nomi diventano punti di riferimento mentre altri restano solo curiosità: la vera differenza sta nella coerenza tra idea musicale e risultato sonoro.
Se guardi la scena con questo filtro, capisci anche perché oggi convivono figure diversissime tra loro: il chitarrista da arena, quello da social, il compositore, il session man, l’improvvisatore jazz e il virtuoso che lavora quasi come un designer del suono. Il punto non è scegliere una sola definizione, ma leggere bene il ruolo che ciascuno occupa. Da qui, la mappa diventa molto più utile.

I nomi da seguire se vuoi una mappa reale della scena
Se dovessi fare una selezione concreta e non decorativa, io partirei da questi nomi. Non sono tutti famosi allo stesso modo, ma ciascuno ha un peso reale nel modo in cui oggi si suona, si registra e si ascolta la chitarra.
| Nome | Area principale | Perché conta oggi |
|---|---|---|
| Tim Henson | Progressive moderno e instrumental | Ha trasformato la chitarra in un oggetto da produzione, non solo da solo. |
| Tosin Abasi | Prog metal ed extended range | Ha spinto il linguaggio delle 7 e 8 corde verso un approccio più compositivo. |
| Matteo Mancuso | Fusion, jazz-rock e fingerstyle | Ha reso attuale una tecnica senza plettro che suona moderna, fluida e musicale. |
| Mateus Asato | Melodia, pop moderno e fraseggio espressivo | Mostra quanto spazio, vibrato e silenzio possano valere quanto la velocità. |
| Cory Wong | Funk, rhythm guitar e arrangiamento | È un riferimento assoluto per timing, muting e disciplina ritmica. |
| John Mayer | Pop, blues e songwriting | Resta un modello per tono, dinamica e capacità di far respirare una canzone. |
| Sophie Lloyd | Modern rock e shred | Unisce tecnica, hook e presenza scenica senza sembrare scollegata dalla musica. |
| Julian Lage | Jazz contemporaneo | Ha una voce immediatamente riconoscibile e una gestione dell’armonia molto raffinata. |
| Yvette Young | Math rock e alternative | Ha fatto della chitarra un territorio compositivo, non solo tecnico. |
| Nita Strauss | Hard rock e metal | Rappresenta la fusione tra precisione, energia e professionalità da grande palco. |
Io la leggo come una mappa, non come una classifica. Se un lettore vuole capire davvero la scena, deve partire da ciò che ogni nome insegna: non solo quanto suona veloce, ma come organizza il fraseggio, il ritmo, il suono e il ruolo dentro una band o dentro un brano.
Chi spinge di più sul fronte tecnico
Qui parlo dei musicisti che hanno allargato il vocabolario dello strumento. Non basta che suonino “difficile”: devono aver cambiato il modo in cui molti chitarristi pensano la mano destra, il legato, il timing o la struttura di un brano.
Tim Henson
Tim Henson è uno dei casi più interessanti perché non viene percepito solo come un chitarrista virtuoso, ma come uno che ragiona da produttore. Il suo lavoro con Polyphia ha reso normale un’idea molto precisa: la chitarra può stare dentro una grammatica contemporanea fatta di groove, armonie ricercate e suoni trattati quasi come tessere di un arrangiamento elettronico. Se studi lui, guardi a tapping, hybrid picking e controllo delle voci, ma soprattutto a come costruire un linguaggio nuovo senza restare prigioniero dei cliché dello shred.
Tosin Abasi
Tosin Abasi ha spostato il baricentro della chitarra moderna sul piano ritmico e fisico. Le sue 7 e 8 corde non sono una trovata estetica: servono a sviluppare una scrittura più ampia, più percussiva e più architettonica. Il suo punto forte, per me, non è la quantità di note ma l’idea che la tecnica debba servire la composizione. Se vuoi capirlo bene, ascolta come organizza le cellule ritmiche e come alterna densità e spazio senza perdere chiarezza.
Matteo Mancuso
Matteo Mancuso è il nome italiano più forte quando si parla di virtuosismo contemporaneo. La sua scelta di suonare senza plettro non è folklore: è una soluzione tecnica che gli permette di unire precisione, fluidità e un fraseggio molto personale. Nel 2026 il suo profilo è ancora più centrale perché è percepito come uno dei musicisti che sta portando la chitarra fusion fuori dalla nicchia. Io lo considero fondamentale per capire una cosa semplice ma spesso ignorata: la tecnica diventa davvero interessante quando sembra naturale e non esibita.
Questi tre nomi sono il lato più evidente della spinta tecnica, ma non esauriscono affatto il discorso. Se vuoi un altro tipo di riferimento, devi guardare a chi trasforma il suono in espressione, non in dimostrazione.
Chi insegna che il suono vale quanto i giri veloci
Molti chitarristi si fermano alla domanda “quanti lick riesce a fare?”. Io trovo molto più utile chiedersi “quanto resta addosso il suo modo di suonare?”. Qui entrano in gioco i musicisti che lavorano su fraseggio, dinamica, gusto e rapporto con la canzone.
Mateus Asato
Mateus Asato è il contrario del chitarrista che riempie ogni spazio. La sua forza sta nell’uso del silenzio, nella scelta delle note e in un vibrato che sembra quasi cantato. È un riferimento perfetto se vuoi capire come la sottrazione possa risultare più moderna dell’abbondanza. Nel 2026 il suo nome è ancora molto forte perché continua a incarnare una chitarra emotiva, pulita e immediatamente leggibile anche da chi non vive di tecnica.
Cory Wong
Cory Wong è uno dei migliori esempi di ritmo applicato con intelligenza. Non è famoso per i soli iper-complicati, ma per il modo in cui fa muovere una band. Il suo tocco, il muting, il controllo del groove e la pulizia dell’attacco sono una lezione pratica per chiunque voglia suonare funk o pop senza appoggiarsi sempre agli stessi pattern. Il suo valore sta qui: rende evidente che la parte ritmica può essere il vero centro emotivo di un brano.
John Mayer
John Mayer resta attuale perché unisce tre cose che spesso vengono separate: songwriting, tono e fraseggio blues. Quando lo ascolto, non sento mai un chitarrista che vuole solo farsi notare. Sento uno che sa quando entrare, quando stare fermo e quando dare alla melodia una piega più umana. Per chi studia, è uno dei modi più utili per capire come la chitarra possa restare protagonista senza divorare la canzone.
Se ti interessa il lato più melodico e musicale della chitarra contemporanea, questi tre nomi sono un passaggio obbligato. Ma la scena attuale non vive solo di finezza: c’è anche un fronte più fisico, più diretto e più vicino al palco.
Chi tiene viva la parte più fisica e aggressiva dello strumento
Qui entrano i chitarristi che lavorano con energia, precisione e presenza scenica. Non basta essere bravi in studio: devono reggere il palco, sostenere un frontman o reggere da soli il peso di una performance ad alto impatto.
Sophie Lloyd
Sophie Lloyd è interessante perché arriva da un percorso molto contemporaneo: prima il web, poi la credibilità dal vivo e da lì una carriera che non si limita al ruolo di “guitar girl” da copertina. Il suo merito è aver reso credibile una miscela di shred, melodie taglienti e rock moderno che parla sia ai fan della tecnica sia a chi vuole canzoni con ganci forti. Per me è utile soprattutto come esempio di artista che ha trasformato la visibilità online in un’identità musicale vera.
Nita Strauss
Nita Strauss rappresenta la dimensione più compatta e professionale del rock moderno. La sua forza non è solo l’accuratezza, ma la capacità di dare peso a ogni nota su un palco grande. Se vuoi studiare un playing che deve funzionare davanti a migliaia di persone, il suo è un nome da ascoltare con attenzione. Qui la lezione non è soltanto tecnica: è gestione dell’energia, controllo del fraseggio e chiarezza nelle parti soliste.
Questi due profili mostrano un punto importante: oggi il pubblico non separa più nettamente tecnica e spettacolo. Se il tuo playing non comunica, rischia di restare una prova da camera. Ed è qui che la parte più personale della chitarra torna decisiva, anche nei linguaggi più colti.
Chi sposta il linguaggio tra jazz, alternative e avanguardia
La chitarra contemporanea non vive solo di rock e virtuosismo virale. C’è una fascia di musicisti che lavora su armonia, improvvisazione, texture e invenzione timbrica. È una zona meno rumorosa, ma spesso più influente di quanto sembri.
Julian Lage
Julian Lage è uno dei riferimenti più solidi se ti interessa il jazz moderno con una voce davvero personale. Ha una sensibilità che non punta mai a stupire per forza; punta piuttosto a costruire frasi che sembrano inevitabili. Il suo valore sta nella chiarezza del pensiero musicale: ogni accordo e ogni nota sembrano collocati con una logica precisa. Se studi lui, ti accorgi che la profondità non richiede necessariamente complessità apparente.
Yvette Young
Yvette Young è un esempio molto forte di come la chitarra possa entrare nell’area compositiva senza perdere fisicità. Il suo uso di tapping, accordature aperte e soluzioni timbriche particolari non serve a mostrare stranezze, ma a creare paesaggi sonori riconoscibili. È un nome utile soprattutto a chi vuole andare oltre il concetto tradizionale di riff e solo, e ragionare in termini di struttura e atmosfera.
Paolo Angeli
Se vuoi un nome italiano davvero laterale ma fondamentale, Paolo Angeli merita attenzione. La sua ricerca porta la chitarra in un territorio quasi orchestrale, dove lo strumento diventa un sistema aperto più che un oggetto standard. È il tipo di musicista che ti ricorda quanto la chitarra possa ancora essere reinventata quando si smette di trattarla solo come strumento “da repertorio”.
Questi tre nomi spostano il discorso dal puro virtuosismo alla personalità. E, onestamente, è qui che la scena diventa più interessante: quando non puoi più confondere un musicista con un altro dopo due battute.
Come scegliere chi seguire in base a quello che vuoi imparare
Io non consiglio mai di ascoltare “tutto”. È un errore comune, soprattutto per chi sta cercando di migliorare. Meglio scegliere pochi riferimenti forti, ma coerenti con il risultato che vuoi ottenere.
- Se vuoi migliorare la tecnica della mano destra, parti da Tim Henson, Matteo Mancuso e Tosin Abasi.
- Se vuoi migliorare timing e groove, ascolta Cory Wong con molta più attenzione di quanto facciano di solito i chitarristi.
- Se vuoi fraseggio cantabile e controllo del vibrato, Mateus Asato e John Mayer sono due riferimenti molto concreti.
- Se vuoi capire come suonare forte senza perdere pulizia, studia Sophie Lloyd e Nita Strauss.
- Se vuoi aprire l’orecchio a soluzioni meno convenzionali, Julian Lage, Yvette Young e Paolo Angeli sono più formativi di quanto sembri a prima vista.
Il filtro migliore, secondo me, è questo: non chiederti chi è il più bravo in assoluto, ma chi ti costringe a cambiare un’abitudine precisa. È lì che un chitarrista diventa davvero utile per il tuo ascolto o per il tuo studio.
La sequenza di ascolto che userei per capire la scena in un pomeriggio
Se dovessi costruire un percorso rapido ma serio, partirei così:
- Matteo Mancuso per capire quanto può essere moderno il fingerstyle elettrico.
- Cory Wong per sentire cosa significa stare nel pocket senza riempire troppo.
- Tim Henson per vedere come la chitarra può dialogare con produzione e arrangiamento.
- Mateus Asato per studiare il valore delle pause e delle scelte minime.
- Julian Lage per ascoltare una voce improvvisativa davvero riconoscibile.
- Sophie Lloyd o Nita Strauss per la parte rock, energia e costruzione del solo.
Se vuoi un punto di partenza tutto italiano, io aggiungerei subito Paolo Angeli dopo Matteo Mancuso: uno ti mostra dove arriva la tecnica contemporanea, l’altro fin dove può spingersi la ricerca sullo strumento. In mezzo c’è il vero insegnamento di questa scena: oggi conta molto meno imitare i nomi famosi e molto di più capire quale parte del loro linguaggio può diventare tua.
