Capire come accordare la chitarra fa una differenza immediata: gli accordi suonano più puliti, i riff perdono quella sensazione di “storto” e diventa più facile capire se il problema è nelle corde, nell’orecchio o nello strumento. In questo articolo trovi una procedura pratica per l’accordatura standard, i metodi più affidabili con accordatore o app, l’accordatura a orecchio e i casi in cui non basta girare le meccaniche.
Le basi da tenere a mente prima di girare le meccaniche
- L’accordatura standard di una chitarra a sei corde è E-A-D-G-B-E, dalla corda più grave alla più acuta.
- Un accordatore a clip o un’app sono la soluzione più rapida e sicura per quasi tutti i chitarristi.
- Accordare a orecchio funziona, ma rende meglio se hai un riferimento preciso, come un diapason, un piano o un’altra chitarra già corretta.
- Se lo strumento si scorda subito, spesso il problema è meccanico, non musicale: corde nuove, capotasto, meccaniche o intonazione.
- Le accordature alternative hanno senso solo quando il brano, il timbro o la voce lo richiedono davvero.

Da quali note parte l’accordatura standard
Quando parlo di accordatura standard, intendo la sequenza classica delle sei corde della chitarra, dalla più spessa alla più sottile. Io la tratto sempre come punto di partenza, perché è quella su cui si appoggiano la maggior parte degli accordi, delle tablature e degli esercizi base.
| Corda | Nota | Frequenza indicativa | Nota pratica |
|---|---|---|---|
| 6ª | Mi basso | circa 82,4 Hz | È la corda più grave, quella che senti subito nei power chord e nei bassi degli accordi. |
| 5ª | La | 110 Hz | È il riferimento più usato per iniziare l’accordatura a orecchio. |
| 4ª | Re | circa 146,8 Hz | Molti passaggi di accordatura interna partono da qui. |
| 3ª | Sol | 196 Hz | È la corda che rompe la sequenza regolare e chiede più attenzione. |
| 2ª | Si | circa 246,9 Hz | Qui l’orecchio principiante sbaglia facilmente, perché l’intervallo cambia rispetto alle altre corde. |
| 1ª | Mi cantino | circa 329,6 Hz | È la corda più acuta, utile per capire subito se la chitarra è “aperta” o ancora troppo cupa. |
In pratica, il riferimento più comune per l’intonazione generale è A4 = 440 Hz. Da qui si costruisce l’accordatura standard, che resta la scelta più sensata finché non hai un motivo preciso per cambiare. Sapere l’ordine delle corde aiuta, ma il passo successivo è capire quale strumento usare per arrivare alla nota giusta senza perdere tempo.
Il metodo più semplice con accordatore o app
Io parto quasi sempre da un accordatore cromatico, soprattutto se la chitarra è molto scordata o se devo essere rapido. Per chi inizia, è il metodo più pulito: riduce gli errori, elimina il dubbio sull’altezza della nota e permette di controllare una corda alla volta senza affidarsi troppo alla memoria sonora.
| Strumento | Quando lo uso | Vantaggio principale | Limite reale |
|---|---|---|---|
| Accordatore a clip | Casa, studio, backstage | Legge bene la vibrazione della corda ed è molto immediato | Su strumenti con problemi meccanici può dirti che sei “giusto” anche se la chitarra non regge bene l’accordatura |
| App con microfono | Quando non ho altro a portata di mano | È comoda e spesso sufficiente per iniziare | Soffre il rumore ambientale e richiede una pennata molto chiara |
| Pedale cromatico | Live o su elettrica con catena pronta | È rapido e molto leggibile sul palco | Ha senso soprattutto se suoni amplificato |
| Accordatore interno dell’app o della pedaliera | Verifica veloce prima di suonare | Ti fa lavorare in modo coerente con lo strumento che usi già | Dipende dalla qualità del dispositivo |
- Accendo l’accordatore e imposto, se serve, la modalità cromatica o quella per chitarra.
- Pizzico una corda alla volta, con un attacco deciso ma non violento.
- Faccio piccoli movimenti alla meccanica, senza saltare da una nota all’altra.
- Quando la nota è troppo alta, la riporto leggermente sotto e poi risalgo fino al centro dell’indicatore.
- Ripeto il giro completo, perché una corda appena regolata può influenzare quelle vicine.
La cosa che ripeto sempre è questa: meglio muoversi poco e controllare due volte che inseguire la nota con rotazioni ampie e nervose. Se non ho un accordatore sotto mano, passo al metodo a orecchio, ma solo quando ho un riferimento affidabile.
Come accordo a orecchio e con gli armonici
L’accordatura a orecchio non è magia, è abitudine. Funziona bene quando hai un riferimento iniziale corretto, come un diapason da 440 Hz, un piano, una tastiera o un’altra chitarra già intonata. La uso spesso per rifinire il risultato, ma su uno strumento molto scordato non la considero il punto di partenza.
- Parto dalla 5ª corda, il La, e la porto sul riferimento iniziale.
- Uso il 5º tasto della 5ª corda per accordare la 4ª corda a vuoto.
- Uso il 5º tasto della 4ª corda per accordare la 3ª corda a vuoto.
- Per la 2ª corda non seguo la stessa distanza della sequenza precedente, ma uso il 4º tasto della 3ª corda per portarla correttamente sul Si.
- Uso il 5º tasto della 2ª corda per accordare la 1ª corda a vuoto.
- Uso il 5º tasto della 6ª corda per riallineare la 5ª corda, se serve un controllo finale.
Il punto più delicato è proprio il passaggio tra Sol e Si, perché lì la sequenza si interrompe e l’orecchio inesperto tende a fidarsi troppo. Per questo, se voglio una verifica in più, confronto gli armonici o passo di nuovo dall’accordatore prima di considerare chiusa la regolazione.
Con gli armonici il principio è semplice: confronto due suoni molto puliti, senza premere i tasti, e ascolto quando “si fondono” meglio. È un metodo comodo per affinare il risultato, ma rende davvero bene solo se le corde sono già vicine alla nota corretta. Da qui nasce un altro tema importante: la chitarra può essere accordata e suonare comunque instabile.
Perché la chitarra si scorda in fretta
Se dopo pochi minuti lo strumento si sposta di tono, di solito non è colpa dell’orecchio. Io guardo prima la parte meccanica: corde nuove, meccaniche, capotasto, ponte, umidità e perfino il modo in cui hai tirato le corde durante la regolazione.
- Corde nuove: tendono a stabilizzarsi dopo più passaggi di accordatura. Le allungo con delicatezza e rifaccio il giro completo più volte.
- Capotasto che frena la corda: se la corda resta incastrata, torna fuori tono appena fai un bending o cambi pressione. In quel caso il problema non è il tuner.
- Avvolgimento scorretto sulle meccaniche: se la corda non è ben seduta, scivola e perde tenuta.
- Corde vecchie o ossidate: perdono elasticità e reagiscono male alle micro-regolazioni.
- Temperatura e umidità: un cambio netto può spostare l’assetto dello strumento anche se la taratura era corretta poco prima.
- Bending, vibrato e uso del capotasto mobile: su alcuni strumenti fanno emergere limiti che non vedi in accordatura statica.
Quando vedo che una corda torna sempre indietro, non insisto a ruotare la meccanica all’infinito. Prima controllo se il problema è di scorrimento o di stabilità generale, perché lì cambia anche la soluzione. E qui entra una distinzione che molti saltano: accordatura e intonazione non sono la stessa cosa.
Quando il problema non è l’accordatura ma l’intonazione
Una chitarra può avere le corde perfettamente accordate a vuoto e suonare comunque stonata più su per il manico. Questo succede quando l’intonazione non è corretta: le note ai tasti non coincidono con quelle che dovrebbero essere. In pratica, accordare bene le corde non basta se poi il 12º tasto racconta un’altra storia.
Il controllo base che faccio è semplice: confronto il suono del 12º tasto armonico con quello della nota premuta al 12º tasto. Se la nota premuta risulta più acuta o più grave rispetto all’armonico, non sono davanti a un problema di tuning, ma di assetto dello strumento. A quel punto la soluzione non è “tirare un po’ di più la corda”, ma intervenire su ponte, sellette, scalatura delle corde o regolazione generale.
Questo è il punto in cui una chitarra economica, vecchia o mal regolata comincia a mostrare i suoi limiti reali. Se noto che gli accordi aperti sono perfetti ma gli accordi barré o le note alte non tornano, io non continuo a ricalibrare alla cieca: controllo l’intonazione e, se serve, faccio verificare lo strumento da un liutaio. Da qui si capisce anche quando ha senso cambiare accordatura e quando invece si sta solo cercando di compensare un problema tecnico.
Quando conviene cambiare accordatura
L’accordatura standard resta la scelta giusta nella maggior parte dei casi, ma non è l’unica possibile. Io passo a un’accordatura alternativa solo quando il brano lo richiede, quando voglio un colore diverso o quando la voce ha bisogno di una tessitura più comoda.
| Accordatura | Come cambia | Perché usarla | Attenzione |
|---|---|---|---|
| Drop D | La 6ª corda scende da Mi a Re | Rende più semplici power chord e riff più pesanti | Alcuni accordi cambiano forma e vanno ripensati |
| Mezzo tono sotto | Tutte le corde scendono di un semitono | Abbassa la tensione e può adattarsi meglio alla voce | Serve coerenza su tutte le corde, non un abbassamento casuale |
| Open D | Le corde formano un accordo di Re maggiore a vuoto | Molto utile per slide, songwriting e accordi aperti | Richiede di ripensare parte della diteggiatura |
| Open G | Le corde a vuoto formano un accordo di Sol | Comoda per riff, accompagnamenti e sonorità folk o blues | Non è una variante “universale”, va scelta con intenzione |
Quando cambio accordatura, parto sempre da un motivo preciso. Non lo faccio per abitudine o per curiosità momentanea, perché ogni variante sposta l’equilibrio dello strumento e spesso cambia anche la tensione percepita sotto le dita. Se il brano non ne beneficia davvero, per me l’accordatura standard resta la soluzione più solida e meno problematica.
Tre controlli che faccio prima di suonare davvero
Prima di considerare la chitarra pronta, mi fermo su tre verifiche rapide. La prima è banale ma fondamentale: le corde a vuoto devono essere in tono e rimanerci per qualche minuto. La seconda è il controllo dell’intonazione sopra il 12º tasto, perché lì capisci se lo strumento racconta la verità o solo una parte della verità. La terza è la stabilità generale dopo bending, accordi pieni e qualche passaggio energico.
Se questi tre punti tornano, so che posso iniziare a suonare senza rincorrere ogni corda dopo ogni brano. Se invece uno di loro continua a fallire, smetto di forzare la regolazione e cerco la causa reale: spesso è lì che si risolve davvero il problema, non nella corsa continua tra una meccanica e l’altra.
